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Vintage Red Jacket

EN: Only a few time ago, while I was watching some old pictures of mum in her youth, I found one in which she was wearing this amazing ’80s red jacket, that makes think a bit about a circus atmosphere. Such a treat! Fortunately it escaped form my grandma’s mania of tidiness (you guys just can’t imagine how many amazing items she threw away years ago) and now here it is, so many years later, worn by me and making me look like I’m gonna open the show and bravely tame a bunch of roaring lions (well, more or less)!

I’m such a great fan of vintage, with all this globalization running so fast and crushing us, the only solutions to mantain a little bit of uniqueness are just looking for little shops which sell an original and good selection, maybe from emergent designers, with just a few pieces from every item, or digging into the past. And when an item has played a (very little) role in your family’s history, it always gets a really special value.

About the shirt, I bought somewhere in Camden. Even if I use to visit  that little shop very often when I’m in London, I always forget its name (actually I think just have never noticed it, ops)!

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IT: Poco tempo fa, guardando delle vecchie foto in cui mia madre era poco più grande di me, mi sono imbattuta in una che la ritraeva con indosso questa giacca rossa fiammante, taglio e spalle anni ’80, dall’aria vagamente circense. Una chicca! Miracolosamente è sfuggita alle manie di pulizia di mia nonna (che hai suoi tempi ha fatto piazza pulita di una quantità infinita di vestiti e accessori, suoi e di mia madre da giovane, stupendi e dimenticati da Dio) e ora eccola qui, anni e anni dopo, su di me che sembro pronta per dare il via a uno spettacolo domando impavida un branco di leoni ruggenti (più o meno, dai)!

Adoro i pezzi vintage, con questa globalizzazione che corre sempre più veloce e non lascia un attimo di respiro, per trovare capi che mantengano una certa unicità ci sono due soluzioni:  affidarsi a negozi che tengano selezioni originali, magari di designer emergenti, e una piccola quantità di pezzi per capo, oppure quella di andare a ripescare dal passato, e quando qualcosa ha giocato un, seppur piccolissimo, ruolo nella storia di famiglia, ha un valore speciale.

La camicetta invece viene da un negozietto di Camden in cui vado sempre, ma di cui non mi ricordo mai il nome (o meglio non ci faccio mai caso, ops)!

Ph. Joseph Del Duca

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wearing Kharise Francis, queen of Spitafields

EN: There’s nothing you can’t find in Spitafields Market, the heart of Shoreditch: vintage items, bric-a-brac between which you can rummage for hours, food (loads of food), old vynils unknown bands that you just can choose and buy according to their cover and hope for the best, shoddy chinese pieces and the works of emerging designers taking their first steps. During one of my (maybe too many) travels to London in the last months I was going around the stands eating mini cupcakes with no retain (God bless you, LOLA’s), when I found Kharise Francis’s stall. At the first glance I was sure I could find somenthing interesting and particular there and I was definitely right. The work of these young girl perfectly reflects her personality and her way to see the world, it’s simple, straight and coherent with itself. A few minutes of little talks with this designer are enough to understand that she’s a full of energy tough girl, who doesn’t care about the rules and puts a lot of passion in what she does. A real artist. Her creativity and her style, strong and sophisticated at the same time, find expression in her super cool items: the main trait is the raw cut, the style is minimal and the colors are neutral and strong (a lot of black, grey and white). The result is a collection of feminine and eclectic little dresses, jackets, skirts and crop tops. It’s great also that these works are actually unique, Kharise realises only a few pieces for every item! I get this black see-through very simple top and this amazing dark-green jacket for which it was love at first sight. 

If you guys are in Spietafields you definitely can’t miss this stall!

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IT: A Spitafields Market, cuore pulsante di Shoreditch, si trova davvero di tutto: pezzi vintage, cianfrusaglie fra cui rovistare per ore, cibo (tanto cibo), vinili di band più o meno (s)conosciute da scegliere a caso solo basandosi sulla copertina, cinesate da mercato delle Cascine e i primi lavori di designer emergenti. In uno dei miei (tanti, troppi) pellegrinaggi a Londra degli ultimi mesi ero a girellare per le bancarelle mangiando mini cupcakes senza ritegno (grazie di esistere LOLA’s), quando mi sono imbattuta nello stand di Kharise Francis. E’ bastato uno sguardo per capire che lì avrei trovato qualcosa di interessante e particolare e l’intuito non mi ha tradito. Il lavoro di questa giovane stilista riflette perfettamente la sua personalità e il suo modo di vedere il mondo, è semplice, pulito e coerente con sé stesso. Bastano pochi minuti e qualche battuta scambiata con Kharise per capire di che pasta è fatta: è una tosta, un concentrato di energia, una ragazza che se ne frega degli schemi e che mette un sacco di passione in quello che fa. Un’artista, insomma, nel vero senso del termine. La sua creatività e il suo stile al tempo stesso forte e sofisticato trovano forma in capi davvero cool: la caratteristica principale è il taglio, a vivo e minimal, i colori sono neutri e forti (tanto nero, grigio e bianco) e il risultato è una serie di abitini, giacche, crop top e gonne femminili ed eclettici. Un’altra cosa bella è che si tratta davvero di pezzi unici, Kharise lavora a mano e realizza soltanto pochi esemplari per ogni capo. Io mi sono aggiudicata un top nero un po’ trasparente, molto semplice, e soprattutto questo giacchino verde scuro per cui è stato amore a prima vista.

Se capitate a Spietafields non potete assolutamente perdervela!

find Kharise on Tumblrhttp://kharisefrancislondon.tumblr.com/

Ph. Joseph Del Duca

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con Marino fra Hipsteria e Secret Shows

Il mio amico Marino è quel dandy col ciuffo un po’ ribelle che magari vi è capitato di vedere mentre si barcamenava fra una sfilata e l’altra in una delle sue giacche dal taglio sartoriale. Ecco, io questo ragazzo l’ho conosciuto una notte (leggi: mattina, all’alba) in centro a Firenze (in Santa, dove sennò?), così, per caso. A volte ti imbatti in una flotta di americani ubriachi che cercano a tentoni il loro albergo, a volte in baristi e gestori dei locali in cui sei stato rintanato tutta la sera che hanno staccato da poco e vogliono godersi quel che resta della notte o solo andare a dormire, e a volte ti imbatti in un Marino Vizza. Sono gli incontri più rari, ma anche i migliori.

Qualche tempo dopo averlo conosciuto Marino ha aperto un blog, Hipsteria Project (http://www.hipsteriaproject.blogspot.it/). E qui scatta la domanda “embè? chi non ha un blog ormai?” (cioè, dai, ce l’ho addirittura io!). Beh, la differenza è che il suo blog è uno di quelli – rarissimi – che hanno ancora qualcosa di concreto e interessante da dire e da mostrare. Qui non si tratta del solito ex tamarro che un giorno si è riscoperto hipster, ma di un lavoro svolto con impegno e costanza da parte di un personaggio eclettico che sa il fatto suo, che racconta uno stile ricercato, che commenta tendenze  con fare personale e diretto, che non si accontenta di ascoltare buona musica, la produce anche!

Se ancora pensate che il ragazzo non si dia abbastanza da fare, mettiamoci anche che è il re delle feste.

L’ultima era un mesetto fa, tema: Shadows. La cosa particolare (e geniale) delle feste firmate Hipsteria è che sono un salto nel buio, non è un caso che l’invito dica “Secret Show” e non solo “party”, è che finché non ci sei dentro non sai mai cosa ti aspetta. E poi, “party” sarebbe riduttivo perché quel che Marino propone è più un connubio di arte, musica, scenografie pazzesche, performances di ogni tipo. Non si va solo a divertirsi e a “sbocciare” (passatemi il termine, lo odio anch’io, ma mi è venuto in mente questo, forse in riferimento ai suddetti “ex” tamarri), ma a godere di qualcosa di unico.

Quello che ci siamo trovati davanti stavolta era una piccola chiesa di paese; ad attenderci nel cortile che precedeva l’entrata c’era Marino, impecccabile, pronto a condurre i suoi ospiti in un’esperienza fantastica: varcare il massiccio portone della chiesta è stato come entrare nell’armadio ed essere catapultati a Narnia, anzi meglio perché al posto di una distesa infinita di neve gelata ci siamo ritrovati in un bosco incantato, un locus amoenus. Una contaminazione mistica di bucolico e sacrale che creava una dimensione fuori dal tempo, in cui perdersi.

 

 

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(quest’ultima foto non è mia e non so chi l’abbia scattata, l’ho messa solo per dare un’idea d’insieme!)

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Electric Feel.

 

EN: Super quick post today. These days are all about studying harder and harder ’cause I’m desperately trying to prepare two exams.

Those who already know me, also must have noticed that some of my greatest obsessions are blazers, jackets and coats. This electric blue coat is one of my favorite, it’s so classy and powerful that it’s perfect to shake a total black mise (and we all know that total black is my everyday uniform).

IT: Oggi un post lampo. In questi giorni sono del tutto immersa nello studio matto e disperatissimo, perché sto cercando di preparare due esami.

Chi mi conosce già un po’, avrà sicuramente notato che fra le mie più grandi ossessioni spuntano fuori blazers, giacche e cappotti. Questo cappottino bluette è uno dei miei preferiti, è molto fine e al tempo una vera esplosione di colore, perfetto per dare una bella scossa a una mise total black (e sappiamo tutti quanto il total black si possa definire la mia uniforme quotidiana).

Ph. Joseph Del Duca. 

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Make it double.

EN: Hi my dear twentyfive readers (I feel a bit like Manzoni writing like that, with the only difference that I actually may have just twentyfive readers)! As you can see I finally decided to move from Blogger to WordPress, it’s been tough, I must admit, but I made it and I’m quite satisfied about the result!

Well, today I’m gonna show you two outfits in the same post. During the last days here in Florence it’s been really warm and it seems that the sun has finally came to stay, so I’m supposed to be posting pictures of me laughing in my little colorful dress with just a blazer on and no tights, but something like two months ago I realized a shooting with Joseph and I still have got so many pictures that I wanna show you guys…I gotta hurry up! So, in this photos you can see me still wearing wool (or maybe I shoud say acrylic, since I bought them at Primark) cardigans and even a beanie, which can be still perfect to face the coolest mornings!

IT: Salve, miei cari venticinque lettori (fa tanto Manzoni un incipit così, con l’unica differenza che io probabilmente ho davvero venticinque lettori di numero)! Come potete vedere alla fine ho deciso di spostare il blog da Blogger a WordPress, ammetto che non è stato semplice, ma ci sono riuscita e sono anche piuttosto soddisfatta del risultato!

Dunque, oggi vi faccio vedere due outfit in un post solo. Gli ultimi giorni qui a Firenze sono stati davvero caldi e sembra che il sole sia finalemente intenzionato a restare, quindi dovrei essere qui a postare foto di me sorridente e raggiante in un vestitino colorato, con solo un blazer sulle spalle e senza calze, ma qualcosa come due mesi fa ho realizzato uno shooting con Joseph e ci sono ancora molte foto che vorrei mostrarvi…mi devo dare una mossa! Quindi nelle foto di oggi mi vedete ancora indossare cardigans di lana (o forse dovrei dire acrilico, visto che li ho presi entrambi da Primark e, si sa, i capi saranno anche carini, ma la qualità non è il loro forte) e addirittura il beanie, ancora perfetti per affrontare le mattinate più fresche!Immagine

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