DryasRust. (for Flawless magazine)

EN: Here comes the first set from a series of shootings in which I worked behind every single aspect of the creation of the image: from the photography to the styling and the scouting to find the perfect location.

The title is rooted into the origins of the historical novel. In his Ivanhoe, known for being the first proper historical novel of all times, Walter Scott decides to give a character the surname “Dryasdust” to hide between the pages of the novel his own purpose: to discover a voice from the past, forgotten and made dry as dust by the passing of time, and to bring it back to light with his words.

As Scott tries to relive moments past in his novel, I decided to model the shoot around a more vintage setting, with a modern agenda in the styling of the pieces, a mix between old and new, bringing back life to silent backgrounds thru lighting and clothing. The change from “DryasDust” to “DryasRust” was my way of describing todays image of oldness, a more modern world where dust begins to get replaced by rust.

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IT: Questo è il primo set di una serie di shootings per cui ho lavorato dietro ogni singolo aspetto nella creazione dell’immagine: dalla fotografia allo styling e alla ricerca della giusta location.

Il titolo è profondamente radicato nelle origini del romanzo storico. Nel suo Ivanhoe, conosciuto per essere il primo romanzo storico propriamente detto di tutti i tempi, Walter Scott decide di dare ad un personaggio il cognome “Dryasdust” per nascondere fra le pagine del romanzo stesso il proprio scopo: scovare una voce dal passato, dimenticata e resa arida come la polvere dal passare del tempo, e riportarla alla luce attraverso le proprie parole.

Un po’ sulla scia di Scott, che cerca di riportare in vita momenti del passato tramite il suo romanzo, io ho deciso di modellare lo shooting attorno a un’ambientazione decisamente vintage rivista in chiave più moderna attraverso lo styling dei vari pezzi, un mix fra il vecchio e il nuovo, in cui spazi silenziosi sono ravvivati dai giochi di luce e dalla scelta dei vestiti. Lo spostamento da Dryasdust a DryasRust rappresenta il mio modo di fare mio il concetto e descrivere l’immagine che si ha oggi del vecchio, in un mondo moderno in cui la polvere è ormai diventata ruggine.

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Published on Flawless Magazine

Photographer and stylist: Francesca Milano

Assistants: Christopher Argentino, Giuseppe Maduli

Model: Caterina Acquaroli

Location: UB Firenze

Thanks to I’Chiodo Vintage Store

La Perla presents Menswear at Pitti Uomo 86

EN: For the menswear collection presented by La Perla at this edition of Pitti the inspiration to the submarine world is undoubtedly very strong. You can perceive it from the very start, when you enter the building of the old Customs, and you find yourself enveloped in the dim light of the room, where the catwalk, as an acquatic stream, reflects the light coming from the screens placed on the bottom and showing the relaxing movement of the waves between which stands a giant winged oyster. All the while Lucio Dalla lulls us among the waves singing “Com’è profondo il mare” (How deep is the sea). And it actually was like being sinking into a different dimension, into a bubble of perfect calm.

A relaxed and lazy lifestyle is what shines through the first collection of loungewear and beachwear designed by Emiliano Rinaldi for La Perla. The styles which perform on the runway are of the most various ones and, in a palette of colors ranging from white, to pale blue, black and red, we find a lot of versatile stuff, which also winks at the outwear.

The models wear raffia and jacquard silk robes and kimonos, but also hoodies and pants in a sporty cut enriched by elegant fabrics, surf shorts, V-neck t-shirts, and even outfits which steal chiffon and organza to the world of women’s lingerie in order to create precious and transparent shirts, tightened into high waist trousers with a cummerbund. A dandy on vacation, who never wants to miss a touch of eccentricity in matching colors and materials.

Horror moment: by persisting in the effort to deal with the underwater world at all costs the risk is to transform man into a squamous maremaid standing between the ridiculous and the creepy (I’m sure it won’t be hard to understand which are the two outfits I’m talking about).

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IT: Per la collezione uomo presentata da La Perla in occasione di questo Pitti l’ispirazione al mondo marino è senza dubbio molto forte. Lo si intuisce da subito, quando, entrati nell’edificio della vecchia Dogana, restiamo avvolti dalla penombra della sala, in cui la passerella, come un flutto acquatico, riflette la luce dei maxischermi posti sul fondo a proiettare il rilassante muoversi delle onde fra cui campeggia una grande ostrica alata. Il tutto mentre Lucio Dalla ci culla fra le onde sulle note di “Com’è profondo il mare“. Ed era davvero come sentirsi sprofondare in una dimensione-altra, in una bolla di perfetta calma.

Un ritmo di vita rilassato e ozioso è quello che traspare dalla prima collezione di loungewear e beachwear ideata da Emiliano Rinaldi per La Perla. Gli stili che si incrociano lungo la passerella sono fra i più disparati – ce n’è un po’ per tutti, si potrebbe dire -, e, giocati in una palette di colori che va dal bianco, al celeste, al nero e infine al rosso, troviamo molti capi versatili, che si strizzano l’occhio anche all’outwear.

I modelli indossano vestagliekimono di rafia e seta jaquard, ma anche felpe e pantaloni dal taglio sportivo arricchite da tessuti più eleganti, pantaloncini da surfista, magliette con scollo a V, fino ad arrivare a uscite che rubano chiffon e organza al mondo dell’intimo femminile per farne preziose e trasparenti camicie, strette da pantaloni a vita alta con fascia da smoking. Un dandy in vacanza, che non si fa mancare un tocco di eccentricità nell’accostamento di colori e materiali.

L’orrore: a forza di volerci infilare il mondo marino a tutti si rischia di trasformare l’uomo in un sirenetto squamoso che sta fra il ridicolo e il raccapricciante (sono sicura che capirete quali sono i due capi a cui mi riferisco).

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Pitti Uomo 86 – gallery and outfit

EN: I really wanted to write something about Pitti, but then Lucia of The Fashion Politan came up with the perfect post and I actually think there’s nothing more to add to her ironic, dramatically true, words. So, I suggest you to read her post about it and if you can’t understand Italian, I know Google Translate is pretty shit, but, trust me, don’t miss it.

All I can say is just that I’m so tired of seeing people dressing right in the same way like mannequins. It’s a fashion exhibition, guys, it is not a business meeting, it is not The Apprentice and it’s not hangin’ out in a club in Forte dei Marmi. It’s fashion, come on! You should be one of a kind, you should have your own style and be coherent with it. Where have uniqueness, taste and beauty gone? Why do you work in fashion if your aim is just being exactly like everyone else? There is no research, no personality.

It’s all wanna be and copy-and-paste. Quite boring.

However, here are some random photos I took and my outfit. I’m totally obsessed with this leather fringe necklace by Alcozer & J!

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IT: Volevo scrivere qualcosa sul Pitti, ma poi Lucia di Fashion Politan mi ha rubato le parole di bocca uscendosene con un post che descrive il quadro generale in modo brillante, divertente e decisamente esaustivo. Resta poco o nulla da aggiungere alle sue ironice, drammaticamente veritiere, parole. Ne consiglio vivamente la lettura, le foto poi sono davvero troppo buffe! 

L’unica cosa che mi resta da dire è che sono davvero stanca di vedere in occasioni del genere un’infinità di gente che si veste esattamente nello stesso modo, come tanti manichini. E’ una fiera di moda, non è una riunione di lavoro, non è una serata in Capannina e non è The Apprentice. E’ moda. Si presuppone che chi lavora in questo ambito, chi ha questa passione, sia unico, che abbia il suo stile e che sia coerente con esso. Che fine hanno fatto l’originalità, il gusto, il bello? Perché alcuni lavorano nella moda quando la loro massima ambizione è solo essere come tutti gli altri? Non c’è ricerca, non c’è personalità.

E’ tutto uno wanna be e un copia-incolla. Noia.

Comunque, qui qualche foto random in giro fra stand e il mio outfit. Sono ossessionata da questa collana di frange in pelle di Alcozer & J!

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DSC_0587Me and my friend Marino at La Perla’s fashion show (all the pics are coming in the next post)!

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Firenze4ever: la linea sottile fra il vero e il “fa figo”.

Ieri sera sono stata alla festa di Luisa, un tripudio di colori e luci, tutto molto bello. Ma di questo potrete leggere in qualsiasi altro blog che trasudi paroline dolci, soli, cuori, amori e unicorni. Focalizziamoci per un attimo su quello che invece non mi è andato tanto giù (Luisa ti vogliamo bene lo stesso).

1. Il dress code. 

Diamo pure la colpa ai gusti personali – anche se vi assicuro che tutte le persone con cui ho parlato si lamentavano quanto me – ma resta comunque il fatto che quando ti vedi arrivare un invito tutto bello sgargiante, colori su colori e disegni psichedelici stile Yellow Submarine su cui troneggia accattivante la scritta “BRAZIL”, apri e leggi “dress code: blue”, l’unica cosa che ti viene da pensare è “ma che diamine…?!”. E’ automatico. Ok, blu e bianco sono la combinazione estiva per eccellenza, rimandano subito a un mood rilassato e vacanziero, un invito alla semplicità. Ma capirete che per un’amante del nero scovare pezzi blu nell’armadio e farli star bene con qualcosa è alquanto arduo. Per fortuna alla fine, complice il tempo burrascoso, me la sono cavata mettendomi di blu solo la giacca.

2. C’è il mondo. 

La prima edizione a cui partecipai (la seconda dell’evento in generale) la festa si tenne al piano superiore del negozio stesso, per farvi capire quanta capienza la location potesse avere. Adesso è uno di quei party esclusivi, ma così esclusivi che ci ritrovi tutta Firenze, i comuni limitrofi, Milano, Roma, qualche ospite forestiero e uno che ci si è ritrovato per caso facendo l’autostop.

3. Esistono ancora persone tamarre al mondo. 

La maggior parte di loro nella vita fa il fashion blogger, nell’accezione negativa del termine indicante persone che se la tirano a livelli vertiginosi, atteggiandosi da guru della moda quando in realtà non se li fila nessuno* a parte un seguito di spammatori assidui che (se sono fra quelli più svegli) dopo aver visto le loro foto outfit corrono in bagno a scartavetrarsi i bulbi oculari.

*non è che sia la più ganza eh, nessuno si fila neanche me, tranquilli!

4. I baristi.

Un mio amico ha chiesto per me un Long Island. Il barista in questione gli ha chiesto se il Long Island si fa con la vodka. Non sto scherzando.

5. Tutti amici di tutti. 

Questa è una cosa scontata, ma che non riuscirò mai a mandare giù. Odio tutti i saluti smielati troppo spesso seguiti da frecciatine e risolini da presa in giro alle spalle, i cori di “Amore! Tesoro!” e quella sorta di malato arrivismo misto a idolatria di chi finge di essere amico di tutti o ostenta amicizie “illustri” quando in realtà gli altri neanche sanno chi è o lo reputano uno stalker.

6. La gente non si diverte davvero. 

Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio, ho visto persone ridere di gusto, ballare e abbracciare amici veri che non rivedevano da un po’. Parlo della maggior parte delle persone. Queste sono feste a cui la gente va per dire di esserci stata, in cui tante, troppe, persone stanno ore ed ore a girellare salutando qua e là gente di cui – spesso – non gli importa nulla, in cui più che farsi degli amici ci si fanno dei contatti e in cui, ebbene sì, non si balla come pazzi scatenati. Ci si muove con passettini microscopici da un piede all’altro ritmando pacatamente con le braccia, è più cool. Se qualcuno dopo la serata di ieri avrà pubblicato foto di sé in condizioni da coma etilico o mentre balla in stato confusionario con annessa didascalia stile “party crashers/crazy/party hard/hangover” diffidate. In realtà quel qualcuno si è svegliato a un’ora decente stamattina, senza mal di testa o postumi postapocalittici e magari ha avuto anche la forza di andare in palestra per non rischiare di trattenere in corpo le due calorie del cocktail della sera prima. Credetemi, (quasi) nessuno si scatena, (quasi) nessuno è il pazzo sregolato che vuole mostrare/dice di essere.

Detto questo, passiamo alle note positive. No, non sono stata tutta la serata ad assecondare manie di analisi sociologica osservando il comportamento altrui, ho trovato anche il tempo di godermi una serata molto, molto piacevole.

Innanzitutto, la location era davvero molto suggestiva: una fabbrica abbandonata allestita per l’occasione e illuminata da note blu, una grande lanterna (blu) e uno schermo coloratissimo in fondo al palco. E sarò anche una persona che si entusiasma con poco, ma già godere per un attimo dell’atmosfera creata sarebbe stato un buon motivo per fare un salto.

Altro punto a favore: la musica. Ad esibirsi c’è stato Cris Cab, giovanissimo cantante e cantautore statunitense che ha cantato pezzi suoi e qualche cover, tutto nella sua chiave personale che è un pop con frequenti contaminazioni R&B e reggae, tutto molto andante e ballabile! Non lo conoscevo ed è stato divertente sentirlo. Questo il pezzo che l’ha portato alla ribalta: Liar liar. Apro una parentesi: ho ascoltato l’intero album, si tratta di pezzi vendibili e semplici, non di nicchia o geniali. Per un ascolto poco impegnativo è comunque carino.

Infine – qui mi allineo a tutti gli altri,  ma è la verità – ho rivisto con gioia persone che non vedevo da tempo e ne ho conosciute di nuove, interessanti e simpatiche per davvero e non perché sorridere a tutti è la regola non scritta.

Pace e amore fratelli.

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Ps: mi scuso per la pessima qualità delle foto, ma ne ho scattate solo un paio con l’iPhone per godermi la serata.

Pps: non ho beccato Sgarbi, me tapina.

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move with the season

EN: I love mixing electric colors with neutral ones, like cream, beige, dove-grey ecc.  This look all about brown and cream shades and brightened by the bluette shirt is just perfect for those who are spending these freaking hot days in the city (like me, damn). The fringe bag I bought in Portobello gives the gispy twist this look needed!

IT: Una cosa che mi piace un sacco è mixare colori accesi con colori neutri, come i vari panna, beige, tortora ecc. Questo look giocato sui toni del marrone e del crema e ravvivato dalla camicia bluette è perfetto per quelli che stanno passando queste afose giornate in città (come la sottoscritta, maledizione). La borsa con le frange, presa a Portobello qualche anno fa, dà quel twist gipsy che mancava!

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